"Supremalia", Nicola Samorì in mostra a Ravenna
(...) «Che si peschi da questa o dall’altra parte della Manica, il fatto è che nessuno prima di Samorì aveva osato mettere mani e piedi nell’antichità pensando di poterla plasmare come una materia moderna e non come una tesi reazionaria. (…) Quando ci arriva Samorì, lo fa senza ricamare. L’approccio erotico alla materia lo spinge sempre più avanti. Mentre la raffinatezza a cui bada gli fa da scudo. Violenza e bellezza. Nelle sudorazioni della materia tiene giunte la buona e la cattiva pittura. Nei patimenti della figura esplora le virtù antiche – la grazia, la fortezza, la magnanimità, la pietas – e l’autonomia ideativa del soggetto contemporaneo....»
Il vero eversivo è il poeta. Dialogo con Daniele Mencarelli
(...) La sensibilità «è la sfida di come ci alziamo ogni mattina. A 52 anni ho accantonato l'idea di affrancarmi da questo modo di essere. Sono la persona che vive l'aspetto positivo sapendo raccontare questo dolore attraverso la scrittura, ma sono anche colui che spesso lo vive in maniera sorda e muta.
Il dolore è dolore, ed è pericoloso dire che sia la molla del talento artistico. Il dolore è il momento in cui la tensione dell'esistere diventa acuta al punto da fare male. Ma non posso pensarmi scisso: la vita e la natura umana si confrontano con temi talmente grandi che non possono non produrre sofferenza e angoscia. Oggi i modelli che abbiamo sono completamente disumani. È questo poi che ci fa stupire di domande e sofferenze che l'uomo ha sempre vissuto.» (...)
La riscossa dei classici. Da Stanley Kubrick a John Carpenter: i “vecchi” film vincono al box office – al cinema
Al successo del film hanno contribuito alcune scene memorabili (la bomba lanciata con il maggiore a cavalcioni, vera e propria icona del film) e un lavoro scenografico incredibile, tra l’interno del B52 ed una War Room completamente di fantasia ma in grado di sollecitare l’immaginario del pubblico, Presidente Reagan compreso che, al momento della sua entrata nella Casa Bianca, chiese di visitare la “stanza della guerra”, in realtà inesistente…
"La danza del grande fiume" di Michele Marziani
Il titolo del romanzo fa riferimento a una sorta di pesca miracolosa, mai più accaduta: per far fronte alla crisi economica, per uscire dalla povertà, gli abitanti della golena, su suggerimento del Turco, organizzano una maxi battuta di pesca alla storione, mettendo in acqua tutte le barche ed accompagnando la pesca con la musica. Tutto il paese è coinvolto nell'impresa, persino il parroco, e Marziani racconta che tutte queste barche nel grande fiume sembrava che danzassero.

